Consigliere Regionale del Friuli Venezia Giulia

Vice Presidente del Gruppo Consiliare "Il Popolo della Libertà-FORZA ITALIA"

Vice Presidente della V Commissione permanente

“Ragioni di sicurezza nazionale ed internazionale impongono alle nazioni di cedere parte della propria sovranità ed ai cittadini parte dei propri diritti, tra i quali quello di celare il volto e conseguentemente la possibilità di essere individuati. Qui sta la ragione per cui il gruppo di Forza Italia in consiglio regionale con primo firmatario Rodolfo Ziberna (hanno sottoscritto anche Roberto Novelli, Riccardo Riccardi, Elio De Anna e Bruno Marini) ha depositato una proposta di legge nazionale con cui vietare nei luoghi pubblici non solo caschi ma anche indumenti che possano celare il volto e pertanto l’identità”

“La guerra che l’Isis ha scatenato contro l’occidente – ha aggiunto Rodolfo Ziberna - è completamente diversa dalle guerre o guerriglie di solo pochi anni fa. Oggi ogni piazza, stazione, supermercato, sala da ballo o stadio è diventato un obiettivo sensibile. Uomini, donne ed addirittura fanciulli si trasformano in bombe umane capaci di mietere ovunque vittime innocenti. Oggi vi sono però tecnologie che mediante telecamere ed adeguati software sono in grado di riconoscere dai tratti somatici gli individui schedati o segnalati, o addirittura quelli sospetti dai loro comportamenti particolari. La possibilità di prevenire queste aggressioni riconoscendo le persone sospette viene però meno se queste celano il proprio volto. Perciò saranno permessi i veli che lasciano il volto scoperto (kijab, khimar, al-Amira, shayia e chador) e vietati quelli che lo coprono: il burqa (che copre tutto il corpo e nasconde anche gli occhi dietro una rete di tessuto) e il niqab che copre il volte di un velo nero lasciando scoperti solo gli occhi, oltre naturalmente a caschi e passamontagna”. 

“Con la nostra proposta di legge nazionale, depositata ai sensi dell’art. 26 dello Statuto regionale e dell’art. 121 della Costituzione, chiediamo la modifica dell’articolo 5 della legge 22 maggio 1975 n. 152, il quale attualmente dispone che «E' vietato l'uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo. E' in ogni caso vietato l'uso predetto in occasione di manifestazioni che si svolgano in luogo pubblico o aperto al pubblico, tranne quelle di carattere sportivo che tale uso comportino». La nostra proposta di legge modifica in questo modo il primo comma «È fatto divieto di indossare nei luoghi pubblici, aperti al pubblico o esposti al pubblico, indumenti o accessori che possano celare, travisare, o rendere irriconoscibile l'identità della persona limitandone o impedendone l’identificazione o il suo agevole riconoscimento».

“C’è comunque un precedente in tal senso, che prende le mosse da un pronunciamento della Corte europea dei diritti dell’uomo, la quale respinse il ricorso presentato da una ventenne francese per poter indossare il burqa in Francia giudicando «legittima» la decisione dello Stato francese di vietare il velo islamico per «garantire le condizioni della vita associata».”

La scossa tellurica di magnitudo di 3,9 Richter che si è scatenata a 10 km di profondità alle ore 15.02 del 9 aprile al confine tra Croazia e Slovenia a soli 15 chilometri dalla centrale nucleare di Krško ha riproposto con drammatica evidenza ed urgenza la sicurezza di questa centrale. E’ ora di dire basta e di pretendere dal governo sloveno estrema chiarezza, appellandoci alle istituzioni internazionali, visto che la Slovenia ha ampiamente ed irresponsabilmente dimostrato di non voler rendere noti i rischi e le condizioni della centrale.

Da trent’anni la vita della centrale nucleare di Krško è costellata di incidenti, più o meno gravi, mentre il governo sloveno rimane sempre reticente sulle sue reali condizioni di rischio.

Non posso che rappresentare la preoccupazione della nostra popolazione per la vicinanza della centrale di Krško (139 km da Trieste e km 146 da Gorizia), anche perché uno studio svolto dall’Istituto francese sulla sicurezza nucleare, commissionato e subito “secretato” proprio dalla società che gestisce la centrale, in funzione del progetto di raddoppio della medesima, avrebbe evidenziato, secondo quanto riportato dalla stampa, un elevato rischio sismico nella zona di Krško, perciò con parere contrario all’insediamento di una nuova centrale adiacente. Ecco perché ci preoccupa il forte movimento tellurico del primo di novembre, che non è affatto isolato perché tutti noi ricordiamo quanto ci avessero preoccupato quello del primo novembre 2015 e del 22 aprile 2014 con epicentro rispettivamente a 13 ed a 150 chilometri dalla centrale di Krško, sulle cui conseguenze che la centrale ha subito o che avrebbe potuto subire le autorità slovene nuovamente non hanno voluto fornire informazioni. Ciò ci preoccupa ancor di più se si considera che da tempo esiste il progetto, inserito nel Piano Energetico della Repubblica di Slovenia, di costruire accanto all’esistente centrale da 690 MW (entrata in funzione nel 1983), una nuova da 1.600 MW.

Prima di questa scossa ultimi, ma solo in ordine di tempo, erano stati i non meglio precisati «danni» di natura meccanica ad alcune «barre di carburante» nucleare contenute in tre «elementi di combustibile» del reattore, durante i lavori di manutenzione nell’ottobre del 2013, considerato da John H. Large, fra i massimi esperti mondiali di tecnologia nucleare, un “problema molto serio”.

Ecco le ragioni per cui avevo presentato, insieme ad altri quindici colleghi dell’opposizione, una mozione consiliare, con cui si impegna la Giunta regionale a farsi parte attiva, nei confronti delle autorità nazionali e slovene, al fine di pretendere una presenza qualificata anche di esperti italiani nel Comitato scientifico (o soggetto analogo) della centrale di Krško, in grado di valutare il rischio della centrale, attraverso l’acquisizione, presso l’ente gestore e presso istituti scientifici, di ogni informazione utile, anche da condividere con la popolazione della nostra regione affinché possa assumere piena consapevolezza della reale situazione e degli eventuali rischi che essa corre.

E’ passata ormai l’ora in cui chiedevamo senza avere risposta. Ora l’incolumità e la sicurezza dei nostri cittadini pretendono che questa giunta regionale finalmente agisca intervenendo presso istituzioni internazionali per chiedere documentazione e controlli immediati e applicazione di sanzioni laddove il governo slovena continuasse a celare il rischio per la nostra popolazione.

Gli automobilisti del Friuli Venezia Giulia, dove la regione come noto interviene abbattendo il costo dei carburanti in misura diversa a seconda della fascia di appartenenza, oggi non sono in grado di capire presso quale distributore il carburante costi di meno. Vi sono differenze anche non da poco che traggono in inganno il consumatore/automobilista perché qualcuno indica il prezzo nazionale, mentre altri quello al netto del contributo della regione. Quello che ci rimette è il consumatore, il quale non è nelle condizioni di sapere dove fare il pieno al prezzo più conveniente”, è ciò che denuncia il vicecapogruppo di Forza Italia in consiglio regionale, Rodolfo Ziberna.

“E’ lo stato che disciplina l’esposizione dei prezzi su tutto il territorio nazionale – precisa il consigliere azzurro – in particolare con il decreto legge 17.01.2013, il quale dispone dove e come essi devono essere indicati (art. 2, 3 e 4). Come noto i prezzi dei carburanti in Italia sono liberamente fissati da ogni gestore di impianto di distribuzione, il quale stabilisce, in un regime di libero mercato, il prezzo praticato al consumatore. Naturalmente il prezzo può variare a seconda che si tratti di “servito” o “fai da te”, oppure che si tratti di prodotto specifico. Per consentire ai consumatori un maggior grado di informazione sui prezzi dei carburanti e contribuire quindi alla trasparenza del mercato, la Regione ha stabilito di procedere alla rilevazione dei prezzi praticati alla pompa da ogni impianto nel territorio regionale, dando periodicamente massima diffusione della relative elaborazioni, anche mediante il sito Internet regionale.“

“Per queste ragioni – annuncia Rodolfo Ziberna – sono intervenuto rivolgendo una interrogazione alla presidente Debora Serracchiani ed all’assessore competente al fine di sollecitare un intervento regionale che assicuri trasparenza nei costi dei carburanti alla pompa ed una corretta concorrenza, attraverso l’obbligo di indicare separatamente il contributo regionale praticato in quella fascia territoriale”

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