Consigliere Regionale del Friuli Venezia Giulia

Vice Presidente del Gruppo Consiliare "Il Popolo della Libertà-FORZA ITALIA"

Vice Presidente della V Commissione permanente

La riforma “La Buona Scuola” del governo Renzi, avrebbe dovuto portare all’assunzione a tempo indeterminato di oltre 100.000 docenti in tutta Italia, proprio per far fronte alla continua necessità di assegnare cattedre temporanee a docenti supplenti e precari da una vita.

In realtà il fallimento è sotto i nostri occhi, denunciato spesso anche dalle diverse sigle sindacali nazionali e regionali a causa della mancanza cronica di insegnanti abilitati o vincitori di concorso per le cattedre che risultano ad oggi ancora vacanti dopo quasi due mesi dall’inizio delle lezioni! I sindacati regionali hanno giustamente contestato l’operato dell’USR per non essere ancora riuscito a garantire la copertura di tutte le cattedre. Inoltre si registra la mancanza di docenti destinati a coprire le cattedre di sostegno –fatto ancora più grave perché rivolto a studenti chiaramente ancora più in fascia debole- così come le cosiddette “cattedre di potenziamento” necessarie al fine di portare il più possibile allo stesso livello gli alunni e i programmi.

Le famiglie sono state portate all’esasperazione lamentando oltre alla mancanza di insegnanti definitivi, solo alle volte coperti da supplenze a termine, in larga parte delle materie scolastiche, dall’italiano alla lingua straniera, dalla musica alla matematica.

Allo stesso modo è mancante il personale ATA che sta provocando una montante sporcizia nelle scuole dove i nostri figli trascorrono parte significativa della loro giornata.

Per entrare nel merito delle conseguenze di questa “Buona Scuola” di cultura renziana e serracchiana sul territorio municipale di Gorizia, diverse sono le scuole che lamentano assenze di docenti e carenze di personale ATA. Un esempio ci viene fornito dalla Scuola Media “Perco” di Lucinico (Gorizia) la cui reggenza dopo anni della Preside Marini, postasi in quiescenza, è stata assunta dalla Prof.a Steppi, reggente a tempo determinato in quanto la collega che avrebbe dovuto prendere il suo posto, provenendo dal Sud Italia ha rifiutato l’assegnazione. Nella scuola Perco sono soprattutto le classi terze, quelle che questo anno sosterranno gli esami, a far registrare una situazione di ritardo e di mancanza docenti. Alcune materie sono iniziate con una docente di sostegno breve e solo adesso hanno avuto la conferma della cattedra, per altre ancora, non è dato sapere quanto saranno assegnate delle cattedre, anche di materie molto importanti.

Ragione per la quale è evidente che, causa la programmazione gravemente deficitaria da parte del Ministero dell’Istruzione e Ricerca e dell’Ufficio Scolastico Regionale, gli alunni subiranno gravi ritardi e disagi e con ogni probabilità i programmi non verranno mai completati con evidenti strascichi nel prosieguo della loro educazione scolastica. Proprio una buona scuola quella di Renzi e Serracchiani!

La riforma avrebbe dovuto eliminare completamente, con i suoi principi, il precariato dei docenti, regolarizzando ed eliminando anche la “terza fascia” che invece ora si rivela assolutamente necessaria al fine di coprire le necessità impellenti e croniche della scuola nazionale, ma anche di tutta la regione, con diverse cattedre che sono state assegnate, fortunatamente per tutto l’anno, a personale di terza fascia avente diritto. A ciò si aggiunge il fatto che saranno diverse le cattedre inoltre che rimarranno vacanti, anche a causa di probabili assenze per malattie ed indisponibilità dei professori.

Per questa ragione ho rivolto una interrogazione alla presidente ed all’assessore competente per avere contezza della situazione attuale in ordine alla carenza di docenti e che azione intendano porre in essere nei confronti del MIUR e dell’Ufficio Scolastico Regionale per porre rimedio immediatamente alla situazione e per evitare che il prossimo anno inizi con questa medesima scandalosa situazione, con particolare attenzione alle scuole goriziane e la scuola “Perco” di Lucinico in particolare.

Il blog “Il Perbenista” di ieri riferisce che nel dicembre del 2014 la governatrice Debora Serracchiani ha firmato il decreto di nomina a direttore generale dell'Azienda per l'Assistenza Sanitaria N.2 "Bassa Friulana - Isontina" al dottor Giovanni Pilati; l'incarico ha durata di quattro anni fino al dicembre 2018. Al punto 3 è testualmente scritto: "Con riferimento alla non sussistenza delle condizioni di incompatibilità ed inconferibilità ed al mantenimento di un tanto, l'Amministrazione regionale, per il tramite della Direzione centrale salute, integrazione sociosanitaria politiche sociali e famiglia, potrà procedere ad effettuare in qualsiasi momento, le relative verifiche e/o ad acquistare la necessaria documentazione. Dallo scorso 20 ottobre 2016, però, risulterebbe che il dott. Pilati si sia posto in quiescenza, percependo sia la pensione che lo stipendio di dirigente dell’Aas2. Nello stile della giunta Serracchiani tutto ciò è stato tenuto in rigoroso silenzio e la ragione appare evidente, visto che ciò violerebbe la c.d. legge Madia che vieta al dipendente pubblico postosi in quiescenza di percepire emolumenti per giunta facendo esattamente ciò che faceva prima! Chi è in pensione può svolgere attività lavorative ma senza percepire un reddito e per giunta solo per un anno.

 Ecco la ragione per cui ieri pomeriggio ho depositato una interrogazione alla presidente Debora Serracchiani ed all’assessore alla salute Maria Sandra Telesca. Intendo sapere dalla giunta se fossero stati informati dall’Aas2 di questa evidente violazione o se l’Azienda ha ritenuto di mantenere secretato l’accaduto anche con la giunta.

E’ scandaloso come le leggi dello Stato non verrebbero applicate se si tratta di amici o amici degli amici di questa giunta regionale. E’ noto a tutti come, infatti, sia intervenuto il decreto legge 90/2014 come convertito con modificazioni nella L. 114 modificando l’art. 5 comma 9 della L. 135/2012 che vieta di conferire incarichi “a soggetti già lavoratori privati o pubblici collocati in quiescenza “. Non è dunque possibile ottenere incarichi dirigenziali presso la P.A. a coloro che abbiano avuto accesso alla pensione a seguito di carriera da dipendente, sia pubblico che privato.

L’articolo 5 comma 9 del decreto legge n. 95 del 2012, come modificato dall’articolo 6 del decreto legge 24 giugno 2014 n. 90, così oggi prevede: “E’ fatto divieto alle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1 comma 2 del decreto legislativo n. 165 del 2011 nonché’ alle pubbliche amministrazioni inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione ISTAT …. a soggetti già lavoratori privati o pubblici collocati in quiescenza. …… Incarichi e collaborazioni sono consentiti esclusivamente a titolo gratuito e per una durata non superiore a un anno non prorogabile ne’ rinnovabile presso ciascuna amministrazione.

Se non fosse sufficientemente chiaro è intervenuto il ministro Madia con la circolare del 4.12.2014 in cui si evidenzia come “Tra gli incarichi vietati rientrano tutti gli incarichi dirigenziali, compresi quelli di cui all’articolo 19, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001 e da disposizioni analoghe. Tra gli incarichi direttivi, tutti quelli che implicano la direzione di uffici e la gestione di risorse umane. Vi rientrano, quindi, anche incarichi in strutture tecniche, quali quelli di direttore scientifico o sanitario, che comportano le suddette mansioni.     Per quanto riguarda gli incarichi dirigenziali o direttivi e le cariche, va poi rilevato che l’ambito di applicazione del divieto è più ampio rispetto al novero delle amministrazioni nominanti, in quanto la disposizione fa riferimento anche agli enti e alle società controllate: gli incarichi e le cariche, rientranti tra i tipi vietati, sono dunque vietati anche qualora siano conferiti presso enti e società controllati, anche indirettamente….”

 

“L’emergenza cinghiali in FVG continua e la Regione non ha ancora messo in campo soluzioni concrete. Necessario agire di concerto con le associazioni venatorie che richiedono misure efficaci”.

E’ quanto chiede il Vicepresidente del Gruppo Forza Italia in Consiglio Regionale Rodolfo Ziberna che ha presentato un’interrogazione sul tema alla presidente Serracchiani ed all’assessore regionale competente. Lo stesso Ziberna ha già presentato in passato altre 4 interrogazioni sull’emergenza cinghiali, senza, però ricevere risposta.

“Come evidenziato anche in un articolo apparso oggi su «Il Piccolo» - rileva Ziberna – il problema dei cinghiali in FVG è del tutto fuori controllo: negli ultimi 15 anni si è registrato, infatti, un aumento medio della specie attorno al 14%. Numeri che portano a danni ingenti sia all’agricoltura (solo nell’isontino si parla di 200mila Euro con una stima al ribasso) che alle persone. Ricordo soltanto i casi più recenti: i vigneti di San Giovanni del Collio ed il campo da golf di Padriciano a Trieste che ha subito danni che si aggirano attorno ai 100mila Euro. Per non parlare dei casi di aggressione alle persone nel capoluogo giuliano, anche in zone impensabili fino a poco tempo fa”.

“E’ evidente che le azioni messe in atto fino a questo momento dalla Regione si sono rivelate inefficaci: vedi l’utilizzo di sostanze maleodoranti con preparazioni a base di peperoncino e l’esplosione programmata di botti che dovrebbero infastidire gli animali e tenerli, così, lontani dai raccolti di cui cibano”.

“L’unica soluzione valida per cercare di arginare il problema – prosegue l’esponente di Forza Italia – resta quella dell’attività venatoria che, però, come hanno recentemente segnalato anche i rappresentanti dei cacciatori di Cormòns, è ostaggio di enormi difficoltà burocratiche che rendono praticamente impossibile e sicuramente non conveniente cercare di esercitare una passione. Sarebbero, quindi, necessari orari di caccia più ampi, battute anche da terra e non solo dalle altane, nonché convenzioni con i macelli comunali per diminuire i costi”.

“Chiedo, quindi, alla Regione – conclude Ziberna – di agire con una sburocratizzazione dell’attività di prelievo e di contenimento della proliferazione. Da qui la necessità di procedere ad un abbattimento in deroga per la maggior parte dell’anno, all’aumento del numero degli iscritti nelle Riserve di caccia del FVG, all’adozione di incentivi per l’abbattimento, all’estensione della possibilità di abbattimento dei cinghiali a tutta la giornata, all’aumento dei luoghi in cui macellare questa carne, nonché alla possibilità di conferimento della carcassa ai centri di raccolta e macellazione, proponendo magari un prezzo calmierato. Da ultimo la sburocratizzazione per permettere un’attività venatoria che non sia legata a lacci e lacciuoli che ne inficiano l’utilità e la possibilità ad esercitarla”.

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